Roma, Bambino muore negli ascensori della metro: un indagato

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Era un normalissimo pomeriggio d’estate per la signora Francesca e per il figlio Marco. Come spesso accadeva, la donna aveva deciso di spostarsi con la metro; per raggiungere i treni della linea A Furio Camillo, i due si imbarcano così su un ascensore. Purtroppo però quest’ultimo, evidentemente malfunzionante, si blocca dopo appena qualche metro di percorrenza.

Francesca, terrorizzata, inizia a gridare e preme convulsamente i tasti di allarme. Marco invece non riesce a far altro che piangere. Passano pochi istanti e un operaio dell’ATAC si avvicina all’ascensore. Sa bene che dovrebbe attendere l’arrivo del personale specializzato, ma le urla del bambino lo commuovono a tal punto che decide di intervenire da solo. Prende quindi un ascensore parallelo a quello bloccato e raggiunge la piccola prigione di Francesca e Marco. Una volta vicini, i due ascensori entrano in comunicazione tramite un’apposita porticina. L’incubo sembrava ormai finito, purtroppo invece stava per iniziare.

Il piccolo Marco, in perenne agitazione sul suo passeggino, durante le operazioni di salvataggio scivola per la tromba dell’ascensore e muore. La stazione viene immediatamente sgomberata, poi chiusa.

Adesso l’operaio dell’ATAC, reo di non aver rispettato i protocolli di sicurezza previsti in casi come questi, dovrà affrontare un processo con l’accusa di omicidio colposo. Francesca ed il marito Giovanni, accorso sul posto appena pochi istanti dopo il verificarsi della tragedia, dovranno prepararsi ad affrontare ben altro: un dolore intenso e forse impossibile da sedare, il terribile volere del destino, contro cui è impossibile tentare di avere la meglio.

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