Svimez: il sud Italia rischia il sottosviluppo permanente

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E’ stato diramato nella mattinata di oggi il rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno. A quanto pare, lo confermano i dati raccolti e rielaborati, il sud Italia rischia di andare incontro al sottosviluppo permanente.

A determinare tale evenienza potrebbe essere il livello, purtroppo in crescita esponenziale, di desertificazione industriale che accompagna le città da Roma in giù. Tale realtà, non è ormai un mistero, finisce sempre più spesso per tradursi in fuga di cervelli, criminalità, assenza di risorse economiche e finanziarie. Ciò basterebbe ad innescare un circolo vizioso impossibile da disgregare: nessuno investe più al sud e l’economia finisce per regredire fino al sottosviluppo.

Sono 5,8 milioni gli occupati che abitano al sud; il meridione ha raggiunto così alti tassi di inoccupazione soltanto nell’ormai lontano 1977. Un discorso simile, dati alla mano, è applicabile agli indici di natalità: con i nostri 174 mila neonati siamo vicini ai minimi storici, gli stessi raggiunti circa 150 anni fa. Altrettanto allarmanti sono i dati diffusi dalla Svimez e relativi alla fuga dei cervelli: il saldo migratorio netto si aggira sulle 744 mila unità. In un quadro del genere è facile intuire come i consumi, gli investimenti e quindi il ricircolo di denaro siano per il sud diventati quasi dei concetti utopistici: tutti questi parametri infatti sono in calo perenne.

Il rapporto finale della Svimez ci conferma ciò che forse nel meridione d’Italia si sospettava da tempo, ma a cui nessuno voleva credere: il nostro sud al momento vessa in una situazione economica peggiore rispetto a quella della Grecia. Urge quindi trovare una soluzione, in maniera anche abbastanza rapida.

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